Identificazione da polso

Identificazione dal polso

L’Apple Watch oggi ci tasta il polso per rilevare il battito cardiaco, con una modalità analoga, potrebbe identificarci.

Tra gli autori anche l’italiano Giovanni Gozzini, attuale Director of Engineering di Apple.

Dal Face-ID al Wrist-ID?

L’intuizione del team di ricercatori Apple è stata brillante: si parla infatti di «un metodo per autenticare un utente di un dispositivo elettronico indossabile» sfruttando una sorta di immagine del suo polso.

Ora, non si tratta di una vera e propria fotografia della porzione di pelle sottostante la cassa del Watch, bensì una rilevazione di luminosita’.

In pratica è un concetto che ricorda molto l’attuale sistema di rilevazione del battito cardiaco.

Oggi di fatto il Watch si affida a un sensore ottico capace di monitorare le differenze di assorbimento di luce correlate al flusso di sangue nei vasi del polso.

Il «Wrist ID» dovrebbe sfruttare un sistema di sensoristica capace di determinare un’immagine luminosa iniziale e poi il controllo e l’autenticazione della stessa.

Già, perché ogni polso è come un’impronta digitale o facciale:

si contraddistingue per la disposizione dei follicoli piliferi e dei pori, i modelli venosi, arteriosi e vascolari, la pigmentazione della pelle, la forma delle ossa, etc.

Identificazione dal polso

In sintesi Wrist ID attua quella che si può definire bio-autenticazione.

Prospettive future

«Wearable Electronic Device Having a Light Field Camera» è un brevetto affascinante che potrebbe rendere più sicuri i dispositivi indossabili.

Inoltre  potenzialmente agevolare anche la verifica in due passaggi.

In questo ultimo caso basta ipotizzare che per l’accesso al proprio smartphone o PC oltre a un codice o al riconoscimento di un’impronta venga chiesto di indossare uno smartwatch.

Non sappiamo se Apple adotterà questa tecnologia ma sicuramente si tratta di un’innovazione