Guida termini Modding

Questa Guida termini Modding non offre le metodologie per procedere al Modding ma far conoscerne il significato dei principali termini utilizzati.

 1-Ma cos’è il Modding?

Prima della diffusione dei portatili la configurazione tipica di un PC era formata da un monitor, una tastiera ed un contenitore a forma di torre (Tower) nel quale trovavano posto le unità di elaborazione, la scheda audio, la scheda video ed il modem. Il contenitore aveva il guscio esterno (Case) con un aspetto che potremmo definire anonimo, “senza anima”.

Divenne quindi di moda (un po’ come con le Harley Davidson) divertirsi a modificare (Modding) i case, scatenando la fantasia ed ideando delle forme che avevano spesso degli aspetti veramente artistici.

Una tendenza era quella di rendere trasparente il case, affinché venissero evidenziati i componenti interni, sempre aggiornati ovviamente.

Si potrebbe dire che quella era una tipologia di modding di tipo hardware, nel senso che si modificavano elementi fisici del computer.

La voglia di modificare, personalizzare, potenziare si è trasferita poi sugli smartphone, sin dagli inizi della loro diffusione, creando anche qui il fenomeno del modificare, che però assume il valore di modding software, nel senso che si tende a modificare quello che è il modo di operare di un cellulare, non i suoi componenti hardware (si può fare ma non ne parleremo).

2-ROM Stock e Firmware

Gli smartphone Android sono mossi dal sistema operativo rilasciato (in forma aperta, cioè integrabile) da Google. Sostanzialmente viene rilasciato tutto quanto strettamente necessario per il funzionamento del dispositivo, che rimane fisso per ciascuna versione di Android, tramite un supporto software detto ROM (Read Only Memory = memoria di sola lettura) con una “personalizzazione” di base (Stock).

Ma questa Rom Stock come detto è integrabile e personalizzabile dai vari produttori che si appoggiano a questo sistema operativo.

Ci possono essere sovrapposizioni tra i concetti di ROM e Firmware; per convenzione possiamo indicare come Firmware le elaborazioni successive e che sono tipiche dei vari marchi.

Ricordiamo ad esempio la EMui di Huawei, la Sense di HTC, la MIUI di Xiaomi, la OneUI di Samsung.

C’è chi si mantiene abbastanza vicino alle caratteristiche di base con ridotte integrazione (per es. la stessa Google con le serie Nexus e Pixel, e OnePlus  con i vari modelli) o chi invece elabora firmware con elevata personalizzazione (come ad es. Samsung ed Hawei).

In quest’ultimo caso in effetti meno si sente la necessità di procedere al Modding, ma per gli appassionati non  vi sono barriere.

3-   Super Utente e Root

Chi si diverte a moddare (inglesismo…) non si sente un utente “normale” dello smartphone, ma diventa un utente “speciale”, un Super Utente (SU = Super User), che arriva sino alla radice (Root) del device stesso per poterlo modificare anche profondamente.

Ottenere i “permessi di Root” vuol dire poter, ad esempio, cambiare la Bootanimation (l’animazione di avvio del cellulare appena lo si accende), modificare la Statusbar (la barra in alto con le icone del wifi, della batteria, della date ed orologio, ecc.), fare in modo che un device abbia l’audio stereo utilizzando la capsula auricolare come secondo altoparlante, fare in modo che si abbiano prestazioni in termini di velocità ancora maggiori di quelle originali od invece fare in modo che i consumi della batteria siano minori.

Si possono usare in alcuni casi applicazioni come Substratum, che permette una profonda modifica dell’aspetto del dispositivo.

Sul Play store vi sono tantissime applicazioni che per poter funzionare hanno la necessità che il dispositivo sia rootato

Non è possibile indicare un unico metodo per ottenere i permessi di Root; per ogni produttore (e spesso per ogni dispositivo) è necessario seguire una propria procedura.

E’ importante sapere però che nella maggior parte dei casi un device rootato perde la garanzia e (come nel caso di Samsung) non è praticamente possibile ritornare indietro.

Quindi chi si accinge a moddare uno smartphone deve sapere che sta per fare una operazione a suo rischio e pericolo.

Uno dei pericoli, se le cose vanno male, è quello di brickare il telefono, cioè di farlo diventare un mattone (=brick). Fortunatamente vi sono alcuni strumenti che riescono spesso a riportare “in vita” il nostro amato smartphone

4-Bootloader

Appena acceso il dispositivo si avvia un programmino essenziale chiamato bootloader (=caricatore d’avvio) che controlla lo stato del dispositivo stesso. E’ un po’ l’equivalente del BIOS (Basic Instructions Operating System = istruzioni di base del sistema operativo) per i personal computer.

Se quindi si vuole intervenire profondamente sul dispositivo stesso il primo passo è in genere quello di procedere allo sblocco del bootloader.

E’ questa probabilmente l’operazione più delicata e rischiosa; se fatta male può ridurre veramente lo smartphone ad un soprammobile.

Solo chi è veramente esperto di modding può provare a recuperare la piena funzionalità

Inoltre sbloccando il Bootloader verranno persi tutti i dati, applicazioni, foto, video, brani musicali , ecc…, non più recuperabili (o quasi…).

Infine ormai quasi tutti i produttori non riconoscono più la garanzia su telefoni sbloccati, neanche quelli che sino a poco tempo fa (come HTC ed Huawei) rendevano disponibile qualche strumento adatto.

5-Recovery Stock e Wipe

Tutti gli smartphone di qualsiasi marca offrono una funzionalità chiamata Recovery (= soccorso), con la quale è possibile effettuare alcune semplici operazioni di manutenzione del dispositivo.

Come accedere alla Recovery può comportare un metodo diverso per diversi marchi/dispositivi. In genere però si tratta di spegnere il cellulare e procedere premendo la giusta combinazione dei tasti volume/accensione/home (se c’è).

Le Recovery disponibili per dispositivi non rootati offrono però solo operazioni di base (Recovery Stock). In generale le operazioni possibili, oltre al riavvio del dispositivo (Reboot System Now), sono la pulizia (=Wipe) di tutti i dati dell’utente sino a riportare il cellulare “ a zero” (mantenendo ovviamente il firmware al momento installato), che si ottiene scegliendo l’opzione Wipe data/Factory Reset (agendo sui tasti Vol+/Vol-).

Una piccola parte della memoria interna del sistema è la Cache, dove le applicazioni installate depositano alcuni “elementi” necessari per il loro funzionamento.

Può succedere che alcune applicazioni quando vengono disinstallate non eliminino questi elementi, il che può provocare dei malfunzionamenti di altre applicazioni. Quando qualcosa non va viene consigliato di procedere in prima battuta alla pulizia di questa porzione di memoria utilizzando appunto l’opzione Wipe Cache (=pulizia della cache).

6-Custom Recovery

Essendo le Recovery Stock povere (volutamente) di opzioni, per procedere a profonde modifiche dei  dispositivi occorre flashare (=installare) delle recovery personalizzate (=custom) Una delle Custom Recovery più utilizzata è la TWRP (Team Win Recovery Project) che come si vede presenta molte più opzioni delle Recovery Stock. In particolare l’opzione Install permette appunto di flashare le Rom personalizzate.

 

La TWRP deve ovviamente essere installata in prima battuta, seguendo le apposite guide per ogni modello di dispositivo, essendo sempre consci che vi possono essere problemi anche gravi se il procedimento non dovesse andare a buon fine (salvo che non si è esperti, molto scrupolosi, di modding)

7-Custom ROM e kernel

Una Custom Recovery. permette a sua volta di flashare delle Custom Rom , cioè delle Rom (firmware) che integrino, modifichino, migliorino le prestazioni/personalizzazioni delle Rom Stock.

Come già detto ormai le case produttrici offrono già tante opzioni aggiuntive alla configurazione di base fornite da Google con le varie versioni di Android (Android 8 Oreo, Android 9 Pie, per parlare delle più recenti) per cui il modding si sta concentrando soprattutto su quei dispositivi che mantengono sostanzialmente una configurazione di base meno “ricercata”, come ad esempio OnePlus.

In genere la modifica più importante è quella di sostituire il “nocciolo” (=kernel) delle Rom Stock; il kernel è la parte fondamentale del sistema operativo Android.

Si interessa principalmente della gestione dei rapporti hardware/software e gestisce quindi la potenza, i consumi, la velocità del dispositivo.

Deriva dal sistema operativo Linux, che altro non è che la versione per Personal Computer del sistema operativo Unix dei grandi computer per usi industriali (almeno sino a qualche anno fa).

Curiosità: il nome Linux deriva dall’ unione del nome Unix con il nome di Linus Torvalds, lo sviluppatore finlandese che lo ideò.

Guida Termini Modding

Revisioned by Gaetano Valenti