Google perde il pelo.. ma non il vizio!

Ormai è da tempo che ci ritroviamo a parlare di sicurezza informatica e di come ogni singola azienda, riesca a fare fronte a questo “problema”.

Casi di spionaggio, casi di violazione di sistemi informatici di banche, multinazionali varie, server di ospedali, fino ad arrivare al controllo della tastiera dei nostri device tramite app di terzi.

È di poco tempo fa la notizia della raccolta dati da parte degli sviluppatori di App e del loro sistema di “Replay”.

Il “Replay” che permette, dopo la messa in store dell’app, una visione completa di quello che ogni utente svolge con il proprio dispositivo (qui l’articolo completo).

Ma arriviamo all’arrosto.

Poco tempo fa, come ogni dispositivo da un pò di anni a questa parte, è soggetto a continui aggiornamenti di sistema, per la risoluzione di problemi di varia natura.

Il caso trattato oggi, è quello della società che produce dispositivi di sicurezza e allarme in accordo con Google.

Parliamo del sistema di allarme Nest, che dispone di una serie di prodotti, volti alla sicurezza in casa, azionabili, da qualche giorno, anche con la voce.

Nest Guard

Nulla di strano fino ad ora, se non fosse per il fatto che, questo aggiornamento ha portato alla luce, un fatto alquanto strano.

Se un dispositivo capta la voce, implica inevitabilmente la presenza di un microfono.

Ecco, Google, sulla confezione e nelle specifiche tecniche, “aveva dimenticato” di citarne la presenza.

Poco male, l’azienda leader nel campo assicura:

” Il microfono fino ad ora era disattivato, per la mancaza di driver adatti al funzionamento”.

Vero è che la notizia conforta tutti i possessori del piccolo Nest Guard, ma è anche vero che una domanda sorge e anche spontanea:

Che ci fa un microfono in un dispositivo, se questo non viene utilizzato?”

Google, aveva messo in preventivo un aggiornamento, ampliando così il campo di azione del piccolo device, includendo la ricezioni di rumori dovute a rotture di vetri.

Beh, una bella dimenticanza quella di Google, che ancora una volta finisce sotto la lente d’ingrandimento.