Le nostre app, sanno tutto di noi!

Molte app presenti sui nostri smartphone, tracciano costantemente, catalogando e memorizzando ogni singolo movimento o luogo d’interesse più spesso frequentato. Il problema della privacy è uno dei più seri e discussi, da quando internet ma più nello specifico, il mondo dei social network hanno invaso il nostro quotidiano.

Molto prima di tutto ciò, infatti, chiunque lavorasse con informazioni, acquisite sia legalmente che illegalmente, ma soprattutto nella seconda opzione, si è visto piovere addosso una fortuna non da poco. Se un tempo bisognava infiltrarsi di persona in un gruppo sociale per riuscire a spiarlo, e magari farlo con dei piccoli microfoni incollati addosso, oggi tutti, ma proprio tutti, un microfono addosso ce l’hanno già. 

Ed ecco che i diritti di privacy ci vengono in soccorso, quindi non tutto è perduto. La prima fonte attraverso cui le nostre informazioni personali sono prese e rivendute a terze parti, sono le app del nostro telefono che grazie a piccoli accorgimenti (tra poco li scopriremo), possono essere limitate nella loro azione di divulgazione.

Moltissime hannk accesso alla nostra “posizione”. Si tratta di condizioni che accettiamo, quando scarichiamo l’app stessa. Queste opzioni, hanno a tutti gli effetti funzione di contratto che noi, con un tap sullo schermo, ci impegniamo a sottoscrivere e quasi sempre, tra le mille informazioni contenute “nell’informativa per la privacy”, che quasi mai o pochissime volte leggiamo, c’è la possibilità, più o meno esplicita, di rivendere questi nostri dati ad altre aziende.

Non è facile sapere quali app ci registrano o stanno tracciando i nostri percorsi, perché ognuna può avere delle impostazioni che lo permettono senza che davvero l’utente ne venga a conoscenza con una notifica. Se vogliamo evitare che i dati sulla nostra posizione vengano distruibuiti e spammati in lungo e in largo abbiamo due alternative: la prima è disattivare l’opzione “la mia posizione”dall’app stessa, oppure si prova a fare una cernita di quali app seguono la nostra posizione.

A voler tagliare la testa al toro, ovviamente, c’è un modo più drastico che è quello di disattivare il GPS direttamente dalle impostazioni dello smartphone. Ma, appunto, alcune app smetterebbero di funzionare.

Le grandi aziende del web, i cosiddetti giganti di cui si parla a proposito della gig-economy, approfittano delle regole poco chiare sulla privacy e dei limiti strutturali delle leggi per spiarci e ottenere enormi profitti rivendendo i nostri dati sensibili. Oltre al danno, però, c’è anche la beffa: questi colossi del web sono gli stessi che evitano di pagare le tasse nei luoghi in cui fanno profitti, usando paradisi fiscali e difetti delle regolamentazioni degli stati per aggirare controlli e fisco.

Quindi tirando le somme siamo tutti controllati e sta a noi tutelarci contro queste norme. 

Amici di EsperienzAndroid, usate sempre la posizione quando è necessario e prima di tappare su i vari accetta delle app, informatevi, per quanto possibile, leggete attentamente.